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La poesia in classe

Far scrivere poesie ai ragazzi può sembrare, in questi tempi scolastici mediamente impoetici, un passatempo desueto, un lusso superfluo, un'attività comunque marginale rispetto alle tante più urgenti necessità; al contrario, il principale motivo che ci spinge a introdurre nella didattica la scrittura di testi poetici è che, per arrivare a scrivere poesie, è necessario prima leggerle.

 

Spostare, modificare, manovrare parole, piace ed interessa alla maggior parte dei ragazzi - anche a quelli con gli strumenti più modesti - che ritrovano nel gioco libero e creativo con le parole il gusto infantile dell'esplorazione verbale; la proposta di laboratorio di scrittura permette così di accostarsi al testo poetico non come ad un oggetto alto e intoccabile, ma come ad una realtà su cui agire e con cui interagire.

Chi legge per rielaborare, è indotto a compiere un percorso di senso, ad animare le parole per cercare di capire quale vitalità esse conservino per lui; la lettura diventa ascolto di voci, simili o diverse dalle proprie; ricerca di identità e tentativo
di differenziarsi.

E' il primo passo di una ri-creazione ed è già comunque autentica comprensione; poi il ragazzo può continuare ad attingere dal testo di partenza o può percorrere una sua strada personale, scegliendo da una tavolozza già sperimentata i colori, le sfumature che più gli si intonano.

Se è importante spiccare il volo, non meno importante è però ritornare a terra: ciascun ragazzo verrà condotto dal gruppo-classe, dall'insegnante, da lui stesso a confrontarsi non solo con la soggettività, ma anche con l'oggettività del testo, con
i vincoli delle sue regole interne. Ogni vera operazione di scrittura fa nascere difatti l'esigenza di una riflessione su di essa, ed è qui che matura l'apprendimento fondamentale: scrivere significa riscrivere, imparare a misurare, pesare, trasformare le parole.

L'osservazione di Antonio Porta "ad insegnare la poesia sono le poesie" risulta contemporaneamente un essenziale presupposto metodologico ed un obiettivo finale.
Non si può scrivere se non si parte da un'esperienza di lettura: ma una lettura non canonica, che dia al ragazzo la libertà di intervenire sulla parola altrui, pensata e cercata per riconoscervi la propria più originale voce.
La scrittura di poesie acquista così il valore essenziale di ascolto degli altri e di sé stesso, ritrovamento di una parola nuova e diversa che chi scrive non sapeva di possedere.
Certo, scorrendo i versi composti dai ragazzi, sarà difficile imbattersi nella "grande" poesia; ma di essa possono ritrovarsi gli echi autentici, l'impronta suggestiva, il desiderio sincero.

Anna Zambelli